PUBBLICAZIONE INTERUNIVERSITARIA
Studenti delle Università Pontificie di Roma

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sommario

anno II - n. 2
marzo / aprile 2006

Editoriale

Sguardo al futuro

Intervista

Mons. Oder: Un'eredità ancora viva

Pensiero

L’uomo nella filosofia di Wojtyla

Il Processo di Bologna e il rinnovamento
dell’università in Europa

 

Sintesi del Seminario

 

Bologna e noi

Incontro all’uomo

P. Imoda: Psicologia e visione dell'uomo

Riscoperte

Eric Voegelin: l’uomo in tensione verso l'infinito

Recensione

Chiesa e Media: un rapporto di fondamentale rilevanza

 

SYNTHESIS


PUBBLICAZIONE INTERUNIVERSITARIA

 

Studenti delle Università Pontificie di Roma


DIRETTORE RESPONSABILE
Giovanni Tridente

DIRETTORE EDITORIALE
Jorge Olaechea C.

CONSIGLIO DI REDAZIONE
Maria Chiara Bavaro, Giovanni Intino, Paolo Ondarza, Felipe Peligrinelli, Flavia Silli

 

Synthesis

 


Eric Voegelin: l’uomo in tensione verso l’infinito

di MARCELO CONSENTINO
P. U. della Santa Croce / m.consentino@virgilio.it

Una personalità poliedrica quella di Eric Voegelin (Colonia 1901- California 1985) che, per la sua opposizione al nazismo, fu costretto a emigrare negli Stati Uniti, dove svolse una feconda attività didattica e di ricerca. Tornato in Germania nel 1958 subentrò a Max Weber nell’insegnamento di scienze politiche all’Università Ludwig-Maximilian di Monaco, dove fondò l’Istituto di Scienze Politiche. Intensa la sua attività editoriale, compendiata in The Collected Works of Eric Voegelin (34 volumi, dei quali 32 già disponibili) tra cui vanno segnalati gli 8 volumi della sua Storia delle Idee Politiche, pubblicati postumi.

Per Voegelin l’esistenza umana è essenzialmente esistenza in tensione. L’uomo non è né mortale né immortale, né ignorante né sapiente, né immanente né trascendente, ma si trova, fin dai primi raggi della sua coscienza di sé, tra (in-between) la morte e il suo anelito di immortalità, tra la precarietà del suo essere e il suo desiderio di pienezza. Questa esperienza primaria della condizione umana sarà il cuore e la chiave stessa del suo pensiero, il quale emerge in tre punti fondamentali: la sua teoria della coscienza, la sua concezione della storia e la sua critica alla modernità.

L’uomo è un mistero per se stesso. Nel fondo della sua anima rimane quell’incertezza sul fondamento ultimo della propria esistenza. Ignorarne l’identità significa riconoscerne dialetticamente l’esistenza. L’uomo non potrebbe desiderare qualcosa di assoluto se lui, in un certo modo, non partecipasse all’assoluto. L’anima è così il luogo della tensione tra i poli immanente e trascendente della realtà, e la coscienza umana è la luce che illumina questo processo. Tra l’esperienza intima dell’uomo di toccare l’assoluto e la sete di rappresentarla al suo prossimo emergono il linguaggio, l’arte, i miti, i rituali e tutte le forme che insieme formano l’auto-coscienza di ogni società, cioè la cultura.

Così la storia dell’umanità sarà la storia stessa della coscienza umana in cerca del suo fondamento e della sua adeguata espressione. Prima di tutto nella forma del mito, in cui il cosmo rimane la realtà ultima all’interno della quale convivono in comunità dèi e uomini, immortali e mortali. Poi nei due grandi “salti” verso la trascendenza: la Filosofia greca, in cui l’anima si scopre partecipante di un Principio, il Bene al di là di tutte le cose, e la Rivelazione di Israele, in cui il Dio unico, colui che è, si rivela come persona partecipante al destino dell’umanità. La storia si mostra così come questo dramma

dell’uomo in cerca di Dio, e di Dio in cerca dell’uomo. Con l’epifania dell’Uomo-Dio Gesù Cristo la coscienza dell’uomo su se stesso e su Dio raggiunge un maximum.

Tuttavia, in un mondo svuotato delle figure mitiche, la vertigine causata da questo Deus absconditus, trascendente, inafferrabile -esperienza che il cristiano vive nella fede e nella speranza- può diventare angosciante e insopportabile per coloro che “anelano a un’esperienza massicciamente possessiva”. L’uomo tenderà così a eclissare la presenza del mistero riassorbendo il polo trascendente nell’immanenza, sia nella sfera intellettuale, come nei sistemi filosofici di impronta idealistica, sia invece nel campo dell’azione, come nei grandi movimenti di massa del XX secolo che immanentizzano l’eschaton cristiano nella promessa di un Regno di Dio in questo mondo: un fine della storia dentro la storia. Ecco perché per Voegelin lo spirito della modernità, piuttosto che in un “neo-paganesimo” come vogliono alcuni, si esprime in una vera e propria deformazione del Cristianesimo, nella quale l’uomo, non avendo più bisogno di Dio, inscena tutto il dramma della Caduta, della Grazia e della Redenzione all’interno di se stesso.

 

 

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